martedì 5 ottobre 2010

My sliding doors

Le porte a vetri scorrono ed entro nello store del mio fornitore di cultura ufficiale. Al piano terreno, quello dei computer, dei telefoni e delle macchine fotografiche, c'è la solita ressa del sabato pomeriggio. Percorro il piano con il passo più veloce che posso, cercando di schivare i bambini che corrono da una consolle della PlayStation all'altra, cedendo il passo solo a chi mi appare ancora capace di abbozzare un sorriso di cortesia, perché ho passato gli ultimi quindici minuti a prendere spallate da orde di passeggiatori coi borselli gonfi cui nessuno ha mai spiegato le leggi della incompenetrabilità dei corpi al di fuori di un talamo.
Finalmente arrivo alle scale e le scendo senza gettare una seconda occhiata al maxi-schermo piatto che proietta una qualche scena di Alice in Wonderland. Il piano interrato è la mia meta: libri, musica e film. Aspetto da giorni l'occasione per passare a prendere l'ultimo album degli Skunk [che, per inciso, a due giorni dall'acquisto non ho ancora trovato il tempo per ascoltare] e scopro con inconfessabile piacere che, al prezzo di un comune album, nel package è compreso un secondo dischetto con videoclip, filmati dal vivo e backstage vari.
Al piano interrato non c'è folla, soprattutto nel reparto libreria. Mi trattengo molto oltre lo stretto necessario, come sempre, e mi concedo il tempo di accarezzare con lo sguardo gli scaffali. Gli occhi ed il caso mi fanno scoprire copertine colorate, titoli intriganti, autori più o meno noti all'ultima uscita editoriale. Mi soffermo davanti ai fumetti: la serie di raccolte [quasi] tascabili delle strisce di Schultz non c'è più, mi rassegno senza troppo dolore all'ennesima collezione incompiuta e prendo a saggiare quella che probabilmente sarà la mia prossima ossessione a fumetti.
Poco più tardi, davanti alla selezione di letteratura straniera, scopro al mio fianco un ragazzo piuttosto carino. Ho la sensazione netta che ci si guardi reciprocamente con la coda dell'occhio, entrambi con il naso insù a fingere di interessarci allo scaffale più alto. Succede sempre più spesso ormai che mi inventi che qualcuno mi noti in mezzo a tanti: nel momento in cui realizzo che la mia fantasia sta per partire al galoppo, ho una repentina ed intima  reazione di scazzo e giro i tacchi.
Torno al settore musicale. In una delle colonnine per gli ascolti, sta girando il CD di Anna Oxa appena uscito, Proxima. Ho un inconscio debito nei confronti dell'artista albanese, probabilmente per le tante serate trascorse "obbligato" ad ascoltare in ripetizione i suoi album; perciò, quando la vedo ammiccare futurista dal frontespizio del CD, avverto una sorta di richiamo/repulsione assimilabile all'odore della sigaretta per un fumatore che non sottosta al vizio da anni. Così infilo le cuffie e volto le spalle alla sala, per fingere tra me e me di non assomigliare ad un concorrente di una cattiva replica di TeleMike; ascolto la voce familiare di Anna, passo in rassegna velocemente qualche brano, poi invece mi lascio catturare ed incantare dal secondo album della colonnina, che sa di romanticismo d'annata e di cartone animato e non riesco a smettere di battere il piede e di dondolare la testa: finisce dritto nel mio cestellino della spesa.
Non mi resta che il reparto dei film. In verità non ho nemmeno voglia di sostare troppo, ma sono lì che spulcio le ultima uscite in DVD dei più trendy registi italiani ["Ce l'ho, ce l'ho, faccio anche senza, ce l'ho, non c'è ancora"] che ecco riappare il ragazzo del reparto libreria. Indugia ed indugio anch'io. Più forte di me, mi pare che mi tenga d'occhio eppure so che non è vero.
Ha una pila di libri non comune sotto il braccio, appoggiati al fianco; sull'altro fianco si poggia un borsello con ampia tracolla. Lui è abbronzato, moro, non si rade da un paio di giorni. Jeans, scarponcini ed un giacchino da mezza stagione sopra un maglietta a righe scure. Già lo adoro. Obiettivamente non è un adone, ma è caruccio quanto basta perché possa piacere a me. Affatto secco, e basso esattamente quanto piace a me. Ho già detto che lo adoro?
Mi trattengo davanti alla colonna dei titoli che cominciano per A e continuo a spiare con la coda dell'occhio. Ho la mia camicia migliore, il giacchino quasi nuovo, ma sono conscio di non suscitare attenzioni particolari; eppure niente mi leva dalla testa che lui stia ricambiando l'interesse. Mi piego sulle ginocchia, che per la prima volta da secoli, graziadio!, non emettono quello spaventoso crock da articolazioni artritiche, e cerco invano il DVD di Another Country; sosto davanti ad A Single Man, torno sulla filmografia di Ozpetek; lui non si allontana. La nostra è una danza, ed io comincio a divertirmi.  Lo spio da dietro lo scaffale degli horror; lui davanti alla vecchia Hollywood continua a voltarsi verso di me. Non voglio crederci ma non posso fare a meno di convincermi piano piano che mi stia puntando. Inizio a sentirmi veramente galvanizzato, non molla il pressing e quando torno sui miei passi lui indugia e mi aspetta. In un paio di occasioni ci guardiamo direttamente.
Ovviamente strafaccio, esagero, lo estenuo. Ad un certo punto, con la coda dell'occhio lo vedo scattare nervoso, ed un attimo dopo non c'è più. Sembra finita ma pazienza!, tanto il rimpiattino è stato tutto nella mia testa e per un po' è stato appagante.
Salgo per le scale mobili. E lo trovo alla cassa. Mi metto in coda dietro a lui, in mezzo solo un'insignificante quarantenne slavata con la figlia più slavata ed insignificante di lei. Lui mi ha visto, ha un fare nervoso che prima non avevo notato: forse mi ha preso per uno stalker [forse lo sono...] e forse comincia ad aver timore. Poggia la sua pila di libri, la commessa li passa uno per uno, lui paga. Lo guardo allontanarsi ed uscire. Dietro il vetro che si richiude, si ferma e si volta, mi guarda ancora e s'incammina verso destra.
La commessa è veloce, anche troppo. Quando arrivo davanti alla porta scorrevole, so che se uscendo mi voltassi a destra lo vedrei ancora non troppo lontano.
Il vetro scorre. E a testa bassa mi fiondo a sinistra: non voglio certo una denuncia per stalking.
Ma se gli fossi andato dietro? Se lo avessi seguito davvero, e non solo con un volo di fantasia...? Se fosse stato davvero dietro l'angolo ad attendermi, se avessi avuto il sangue freddo di fargli un cenno, dirgli "Ciao, non pensare male ma... ti va di cenare insieme? Conosco un ristorantino cinese qui dietro, e voglio che mi racconti tutto di te. Sei davvero caruccio. Dopo cena, ti accompagno fin sotto casa. E se vuoi, possiamo anche salire da te insieme..."

6 commenti:

Gan ha detto...

E' che ci sottovalutiamo troppo, io e te.
Le uniche due volte che svoltai a destra (col cuore in gola e le gambe liquefatte) scoprii che erano lì ad aspettare proprio me, e a sperare che li invitassi a cena.

byb ha detto...

invitarlo per una cena è vicino allo stalking. invitarsi a casa sua invece lo è proprio.
magari invitarlo per un caffe-bibita-aperitivo in un bar lì vicino, non sarebbe stata una cattiva idea.

byb ha detto...

e potevi sempre far valere la scusa "ci siamo già incontrati, vero?"

Gan ha detto...

Beh ma mica l'invito scatta subito.
Svoltando a destra si ha il responso: se l'altro allunga il passo e non si ferma, ciao, era solo un sogno.
Se l'altro rallenta, si gira, indugia a guardare le vetrine, allora bisogna trovare il coraggio di attaccare bottone; o magari sperare che venga a lui. Da lì in poi è fatta, e il caffè/bibita/aperitivo al bar vicino arriva spontaneamente. Se son rose, non mancherà il "Cosa fai stasera?".

Mauro N. Battaglia ha detto...

stai scherzando??? non gli sei andato dietro??? e poi ti lamenti????????!!! non ci posso credere, cos'è? avevi bisogno dei sottotitoli??? diamnie, una volta nella vita bisogna farle ste cose! bisogna essere uomini e avere coraggio. 'nnaggia...

lavecchiaMarple ha detto...

Beh, non ci saranno stati sviluppi, come spesso capita quando ci si incontra tra timidi e/o imbranati. Ma comunque è sempre bello sapere che il destino ti offre delle possibilità.