giovedì 6 maggio 2010

Specchio spocchioso ti spacco

Io ho sempre avuto un rapporto conflittuale con la mia immagine.
Ma parlo proprio di serie difficoltà a riconoscermi allo specchio o in fotografia. Non tanto sul dettaglio, giacché saprei individuare in mezzo a mille ritratti il taglio dei miei occhi, la gobba del mio naso o le due file irregolari dei miei denti. Il problema è piuttosto l’insieme: proprio la mia faccia nel suo intero.
C’è questo strano ragazzino che compare nelle fotografie degli album della mia famiglia: alcune volte è secco secco, altre volte in abbondante sovrappeso; alcune volte ha lunghi e biondissimi boccoli, altre volte ha capelli corti color pantegana. Ma è sempre lui, lo si riconosce anche nel passare del tempo.
E lui sono io, ma di questo ho la certezza solo perché lo vedo sorridere timido accanto ad una bambina sempre imbronciata che è certamente mia sorella. Perché indossa i maglioni fatti da mamma in serie per me, mia sorella ed i nostri cugini. Perché spegne le candeline sulla torta nelle cucine delle case dove ho abitato. Fosse fotografato in  luoghi esotici o tra facce anonime, non potrei mettere la mano sul fuoco che lui sia la stessa persona che sta scrivendo questo post.
Capita solo a me?
Perché a volte questa presa di coscienza mi preoccupa. Non tanto ora che son abbastanza lucido da sapere che, se ho davanti uno specchio, l’immagine riflessa è mia. Ma ci penso in previsione di quando (se), andando avanti con l’età e con qualche morbo che di sicuro mi coglierà rendendo la mia mente meno lucida, mi ritroverò a litigare con un vecchio pazzo senza nome che mi urlerà addosso nello spazio chiuso del mio bagno. Sempre se l’apparizione invasiva di tale sconosciuto non mi spaventerà in modo tale da farmi scoppiare il fragile cuore.
Mi turba questo pensiero, mi ha sempre turbato: tanto che forse è proprio il motivo per cui nel tempo ho smesso di posare per le foto e per cui la mattina le mie occhiate nello specchio sono concesse sempre di sfuggita: il tempo di una ricognizione delle cispe tra le ciglia e via.
Solo che da qualche mese in qua c’è qualcos’altro che richiama alla mia mente ‘ste riflessioni: un bambino biondo e pacioso che di volta in volta somiglia sempre di più al ragazzino delle foto, mio nipote il TopO. Gli strani tiri mancini della genetica.

2 commenti:

Anastasia Beaverhausen ha detto...

Oddio tesoro, che angoscia questo post! Mi ricorda un po' quelle storie di bambini morti che poi scompaiono dalle foto... o di fotografie che si animano. Paura, insomma.
Comunque, se ti può consolare, anch'io ho un pessimo rapporto con lo specchio. Mi vedo grasso e deforme, un vero e proprio freak of nature. 'Na schifezza, per parlare come mangio. Poi però so che non è vero e che sono come mi vedono gli altri: 'na favola, sì sì...

Edgar ha detto...

Dici perinsulserio...?
(dico sulla prima parte del commento, sulla seconda non ho dubbi)