giovedì 16 agosto 2012

Vuoto a perdere

Ieri sera mi è caduto l'occhio su uno scambio di commenti sulla pagina FaceBook dell'amico con cui sono stato al Padova Pride Village alcune settimane fa [ne accennavo qui]. In sostanza, diceva di essere stato in questo luogo ma "solo per assistere al concerto" dell'amata Alice e di avervi visto solo "tristezza" e "gente strapiena di vuoto"...
...
Vabbé, siamo stati nello stesso luogo e nello stesso momento ma in due dimensioni diverse e parallele, m'è venuto di pensare.
A meno che con quelle frasi non si riferisse proprio a me, perché io sì quella sera mi sono sentito particolarmente triste e vuoto, soprattutto quando tornava ripetutamente a cadermi l'occhio su una coppia di ragazzi che insieme non facevano la mia età, uno con una bionda cresta alla mohicana, l'altro con la faccia da secchione sfigatello, seduti l'uno sulle ginocchia dell'altro per cedere una sedia a quella che poteva essere la madre dell'uno e la suocera dell'altro...
Una sensazione di vuoto e di smarrimento che mi ha ripreso più volte anche nei giorni a seguire, mentre ero in spiaggia sulla sdraio e la musica negli auricolari non suonava abbastanza forte da coprire quella voce che diceva: anche quest'estate in vacanza da solo!?!
Che è un bel dire che quando si è soli si è liberi di fare tutto e solo quello che si vuole. Ma si omette di aggiungere che far le cose in due è comunque meglio.
Sono abbastanza stufo di tutta questa solitudine sentimentale. Per compensare, in certi momenti immaginavo cosa avrebbero detto e fatto Marco&Andrea se si fossero ritrovati con i miei stessi rumorosi vicini di sdraio o se avessero visto sul lungomare le stesse facce che incrociavo io. Un gioco che però rivela(va) come anche raccontare la loro storia non sia altro che un tentativo di compensare quello che MI manca.
In un ristorante, l'ultima sera di vacanza, mentre mangiavo solo, la tavolata accanto era composta da un terzetto di allegri ragazzi gay e da un altrettanto spigliato terzetto misto eterosessuale. Una di quelle tavolate come piacciono a me, in cui si ride e si scherza anche sulla diversità dei sessi e degli amori, una di quelle cui non partecipo da mesi e che pure ho cercato di riprodurre con la fantasia creando per Marco&Andrea un variegato circolo di amici.
Un variegato circolo di amici è proprio quello che questo blog non è riuscito a ricreare attorno a me. Per un po' ci ho sperato, ma niente.
Marco ed Andrea hanno ancora qualcosa da dirsi e qualcosa da fare. Dopodiché io non so se continuare o meno l'esperienza del blog. Avrei un bisogno quasi disperato di tuffarmi in una vita più vera, con un amore e delle persone reali con cui parlare e da abbracciare alla fine delle nostre belle chiacchierate... Ma è la paura di non trovare più mai né l'amore né il circolo di amici che mi ha spinto ad aprire un blog e mi ha trattenuto tanto a lungo qui. Quindi, non so, non sono decisioni che riesco a prendere razionalmente da un giorno all'altro.
Quello che mi resta è la paura. Ed una voragine che non mi inghiotte solo perché è la voragine ad essere dentro di me.

5 commenti:

Indaco ha detto...

Talvolta mi sento solo anche io, pur partecipando a cene in tavolate con un variegato circolo di amici. Manca sempre qualcosa però. Forse mancherà sempre, anche quando non sarai solo Io+Me+Edgar, ma sarai Edgar&Qualcuno. E' quel qualcosa che non bisogna cercare fuori, e che, oh, sembrerà la solita frase fatta, è nascosto in te.
Io, che sono Io+Me+Indaco/scegliunnomeacaso, sto cercando prima di tutto di stare bene così, innamorandomi di quello che faccio o vorrei fare, innamorandomi della mia vita e facendo l'amore con lei.
Sembra funzionare (abbastanza), ma ancora non ci sono proprio dentro del tutto.

Comunque.
Qualche anno fa ero riuscito a creare un variegato circolo di amici di blog, ma sembrano tutti deceduti. Sarà colpa di facebook, lo dico sempre.
Diventiamo amici io e te ;)
Abbracci :)

Edgar ha detto...

Ti ringrazio, hai scritto una bellissima riflessione ed hai ragione: devo imparare ad amare quello che sono e quello che faccio a prescindere dall'apprezzamento e dalla partecipazione degli altri. Me lo sono detto [e l'ho detto ad altri] tante volte anch'io ma non mi entra mai abbastanza in testa.
Del resto, so che sei capace di profonde e sincere riflessioni, leggo sempre i tuoi post. Sono talmente perfetti che non riesco mai ad aggiungere un commento che mi sembri all'altezza.
Sarebbe un piacere esserti amico. Grazie

byb ha detto...

qualsiasi cosa tu decida di fare un abbraccio e un in bocca al lupo.

Anonimo ha detto...

Purtroppo ci convinciamo sempre più che per essere completi sia necessario sedere ad allegre tavolate di gente che ci fa,in quel preciso istante,sorridere e stare bene o dover dividere la quotidianità e gli imprevisti che questa comporta con un'altra persona. Alla fine trovi la persona che credi perfetta per te e dopo giorni,mesi,molti anni se si è fortunati,inizi a non sopportarla più e a trovare irritante anche la sua voce. L'allegra cerchia di amici con cui cenevi e ridevi ad un certo punto ti sembra monotona,frivola,scontata e allora ti chiedi a che cosa sia servito faticare tanto per raggiungere un equilibrio che prima agognavi,che ritenevi fondamentale alla tua sopravvivenza e al tuo benessere. Siamo esseri umani : incompleti,insoddisfatti,con un braccio sempre teso a qualcosa che nel momento in cui lo cerchiamo ci sembra quello di cui abbiamo bisogno per il SOLO fatto di non averlo/riuscire ad averlo. Se dentro di te riesci a cogliere questo tutto ciò che desideri verrà da te e non te ne accorgerai nemmeno,sarai già pronto a desiderare altro senza accorgerti che stai ottenendo ciò che vuoi. E' un augurio quello che ti faccio,nonostante la visione pessimistica che ti ho delineato. Un abbraccio,Michele.

Edgar ha detto...

Grazie byb.

E grazie anche a te, Michele. C'è una profonda saggezza, una riflessione accorta in fondo a tutto quel tuo pessimismo. Grazie per il tuo stimolo. Ricambio l'abbraccio