domenica 30 agosto 2009

"Noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni"

Dato che da tempo boicotto Il Giornale stampato ed online, preciso che non ho la certezza sull'autore della frase in questione, che fa riferimento a Dino Boffo, direttore de L'Avvenire. Tuttavia è stata riportata virgolettata da diverse e più fonti e do per vero che qualcuno l'abbia firmata.
I fatti sono magistralmente riassunti in questo articolo di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica, che si permette poi di ipotizzarne i retroscena. Ricostruzione su cui io sarei disposto a mettere entrambe le mani sul fuoco.
Per parte mia, volevo solo aggiungere un paio di considerazioni sulla frase in sé.
Ammetto che l'accento di disgusto con cui la formula "noto omosessuale" mi risuona nella testa potrebbe essere una lettura soggettiva, generata dal pregiudizio che io nutro nei confronti dei pregiudizi che popolano il cervello fritto impanato del lettore medio de Il Giornale.
Tuttavia, mi pare inequivocabile che la frase nella sua interezza voglia lasciar intendere che la Polizia di Stato schedi e tenga sotto controllo gli omosessuali noti in quanto tali, considerandoli pericolosi eversivi al pari di mafiosi e comunisti (aggettivo da intendersi con lo spregio con cui lo usa il PdC e non certo l'Autore di questo blog). Pensate un po' se ciò fosse vero: non solo ci scopriremmo a vivere in una vera e propria dittatura fascista (come molti, e tra i molti il sottoscritto, già da tempo denunciano), ma la dittatura ed il fascismo sarebbero stati finalmente conclamati ed ammessi addirittura dal principale organo di stampa del regime. Perché solo un regime fascista e liberticida scheda e controlla i liberi cittadini che altre colpe non hanno se non di amare diversamente.
Ma, salvo l'essere smentito dai fatti, ritengo quelle parole solo una prova in più del fatto che alla redazione de Il Giornale non lavorino liberi e seri giornalisti, ma solo mendaci servi del Potere.

giovedì 27 agosto 2009

Mi sono fatto Achille

Ieri sera, per tentare di tirarmi su il morale, Maya e BPC mi hanno portato alla nostra solita gelateria, che a dir la verità forse è un po' troppo trendy per noi.
Una delle peculiarità di questa gelateria sta nell'aver dato ad ogni coppa sul menù il nome di un personaggio del mito classico. Ad occhio e croce, si tratta di un'ottantina di coppe, un po' per tutti i gusti: il che significa essere riusciti a mettere insieme un'ottantina di nomi mitologici.
L'altra peculiarità della gelateria è l'aver assunto una gamma abbastanza varia di cozze al posto delle cameriere ed un ristretto ma significativo numero di camerieri molto carini, anche se forse un po' troppo giovani ed imberbi per i miei gusti.
Achille, ovviamente, non è il nome di uno di questi servizievoli ragazzotti, ma quello della grossa coppa di gelato al limone bagnato nel limoncino che mi sono mangiato.
Ma non era di questo che volevo scrivere. Questo era solo il pretesto per un titolo svergognatamente ingannevole.
Quello che mi ha fatto specie ieri sera era la gente trendy che riempiva i tavolini della gelateria. Gelateria che, vista la bella stagione, ha ben pensato di guadagnare parecchi posti a sedere all'aperto, rubando spazio al parcheggio. Considerate che ieri era una serata particolarmente afosa; considerate il caldo che esala, anche a tarda sera, dall'asfalto di un parcheggio bruciato per ore ed ore dal sole a picco; considerate un tendone/gazebo che fa circolare ancor meno aria, ed una nutrita collezione di bellissimi e grossi ceri sui tavolini; considerate un'affollamento di sedie e tavolini tale per cui tentare di passarvi in mezzo equivale a danzare sulle punte trattenendo pancia e respiro. Se avete considerato bene tutto, vi immagino già a gocciolare di sudore.
Buon senso ha voluto che ci affacciassimo all'interno della gelateria, trovandovi tutti i tavoli liberi ed una rigenerante aria condizionata.
Ma essere trendy comporta soffrire il caldo e l'afa, bruciare calorie stando semplicemente seduti all'aperto a mangiare in fretta una coppa di gelato che si squaglia ancora più in fretta.
Ecco perché non mi interessa essere trendy: preferisco essere un ragazzo di buon senso, che si fa tranquillamente Achille in un angolo appartato al fresco.

martedì 25 agosto 2009

Svarioni e buoni propositi

Fino a ieri notte ero convinto che il mio aereo partisse sabato l'altro. Ed avendo fissato l'inizio delle ferie per mercoledì, avevo fatto conto su ancora un intero weekend ed altre tre-quattro giornate per andare in cerca delle ultime cose da mettere in valigia, fare un paio di lavatrici, svuotare il congelatore, riempire le valigie, passare a salutare parenti ed amici, tornare a far compere perché comunque qualcosa d'indispensabile me la scordo sempre.
Invece il volo è prenotato per giovedì, tra otto giorni. E questo weekend sono stato invitato in montagna. Ed anche oggi sono rincasato dal lavoro passate le otto e sarà probabilmente così fino all'ultimo giorno in ufficio.
Pazienza: vuol dire che farò andare le lavatrici a notte fonda e che lo shopping dell'ultim'ora si limiterà ai sandali che al momento sono l'unica voce sulla lista. E manderò i saluti per sms. Ed il pesce resterà in freezer.
Ed aggiungo: poco male, vuol dire che al mio ritorno avrò una decina di giorni di riposo assoluto. E se i buoni propositi di questi giorni non mi abbandonano, li metterò a frutto tuffandomi a corpo morto in una mia vecchia passione. Una passione che da adolescente era la mia principale ragione di sopravvivenza e che l'arrivo di un fidanzato esigente com'era il mio ha relegato in fondo al doppio-fondo di un cassetto di una vecchia cassettiera tarmata nascosta in soffitta...
Voglio riprendere a scrivere il romanzo che avevo cominciato e ricominciato più e più volte. Voglio scoprire che ne è di Fabio e di Seba, di Giulia e di tutti gli altri... Non mi illudo di riscrivere le loro storie in dieci giorni, ma se riuscissi a riprendere almeno il filo del discorso, forse un dì potrò dire di aver portato a termine qualche cosa.

The Dresden Dolls - COIN OPERATED BOY

(testo e musica di Amanda Palmer)

Coin operated boy
Sitting on the shelf, he is just a toy
But I turn him on and he comes to life
Automatic joy
That is why I want a
Coin operated boy

Made of plastic and elastic
He is rugged and long-lasting
Who could ever ever ask for more?
Love without complications galore
Many shapes and weights to choose from
I will never leave my bedroom
I will never cry at night again
Wrap my arms around him and pretend...

Coin operated boy
All the other real ones that I destroy
Cannot hold a candle to my new boy and I'll
Never let him go and I'll never be alone
Not with my coin operated boy...

This bridge was written to make you feel smittener
With my sad picture of girl getting bitterer
Can you extract me from my plastic fantasy?
I didn’t think so, but I’m still convinceable
Will you persist even after I bet you
A billion dollars that I'll never love you?
And will you persist even after I kiss you
Goodbye for the last time?
And will you keep on trying to prove it?
I'm dying to lose it...
I want it
I want you
I want a
Coin operated boy

And if I had a star to wish on
For my life I can’t imagine
Any flesh and blood could be his match
I can even take him in the bath

Coin operated boy
He may not be real experienced with girls
But I know he feels like a boy should feel
Isn’t that the point that is why I want a
Coin operated boy
With his pretty coin operated voice
Saying that he loves me that he’s thinking of me
Straight and to the point
That is why I want a
Coin operated boy

Ipnotica.

Ancor di più da quando ho trovato il testo per intero...

domenica 23 agosto 2009

Il grido

Le cose in questo Paese, a mio parere, vanno male. Un po' su tutti i fronti.
C'è qualcosa che non va in un Paese in cui uscire la sera in compagnia di un amico rischia di esserti fatale. In un Paese in cui alle 4 di notte sei abbracciato ad un ragazzo che ti piace, appena fuori dal GayVillage, quindi presumibilmente lontano perfino dagli occhi di un bambino che -sia mai- potrebbe scandalizzarsi, eppure all'improvviso ti senti gridare addosso insulti e ti vedi arrivare fendenti al costato. In un Paese in cui sei lì, inerme e privo di difese, a goderti quell'attimo che preghi possa durare in eterno, e l'attimo dopo perdi sangue a fiotti e realizzi che l'eternità potrebbe esserti più prossima di quel che avresti sperato.
C'è qualcosa che non va. Soprattutto se il Ministro delle Pari Opportunità, poco più di un anno prima, appena designato alla carica, ti era venuto a dire che l'omofobia in Italia non esiste più e quindi non hai alcuna necessità che lei alzi un dito per tutelarti. Soprattutto se il Sindaco della città in cui il fattaccio è accaduto ora si dice indignato, ma fino a ventiquattr'ore prima gliene importava una sega ed anzi, l'unica proposta passata al vaglio della sua Giunta per tutelare te ed i tuoi amici froci era stata di chiudere i vostri abituali luoghi di ritrovo o farli spostare un po' più da parte. Soprattutto se il Primo Ministro è uno di quegli strani esemplari di esseri umani che non hanno minimamente interesse per i diritti civili di tutti i cittadini, che badano solo al proprio tornaconto personale e che, quelle rare volte in cui una voce di protesta si leva indignata dal coro del pubblico in adorazione, sono pure capaci di urlare più forte e con più ferocia e con più rabbia, quasi che avessero subito loro la minaccia di un coltello nel costato (ricordate Cinisello-Balsamo?).
C'è qualcosa che non va. Eppure i telegiornali e la gente ai tavolini del bar parla solo del fortunato vincitore dei quasi 150milioni al SuperEnalotto. E se tiri in ballo il discorso, la gente ti liquida l'argomento con "é solo l'atto di un deviato", sempre che poi non aggiunga che in fondo il deviato sei tu che ti metti a fare cose sconce di notte, con un altro ragazzo in un angoletto appartato. E che in questo Paese ci sono altre mille priorità ed altre mille problemi.
Ed è vero, sostanzialmente. Serpeggia la crisi, che c'è/non c'è/c'era/ci sarà e tu hai sempre quel vago timore dentro che il tuo posto di lavoro sicuro tanto sicuro poi non sia. Perfino la criminalità serpeggia: c'è/non c'è a seconda che il fatto che ci sia/non ci sia faccia comodo o meno ai politici in perenne caccia di voti, ma i furti e le rapine continuano, le bustarelle girano ancora, e l'unico mistero è che i telegiornali non ne parlano più. C'è l'immigrazione clandestina, e quell'abominio di legge per cui i cinque stremati sopravvissuti eritrei sbarcati in questi giorni (e sbarcati ancora vivi nonostante la mancanza di misericordia divina ed umana) rischiano di essere incriminati per clandestinità. C'è la crisi di valori, di prospettive di intere generazioni di giovani senza più eroi né ideologie, che si lasciano morire ai rave o sulle strade.
Ci sono un sacco di cose che non vanno. Ed in questo marasma avere la pretesa di non finire all'obitorio perché ti slinguazzi con uno del tuo stesso sesso è un po' troppo. Pensa a come stanno quelli della tua specie in Iraq. Pensa a come stanno in Eritrea, froci e non froci...
Pensa, pensa... E più pensi, più ti rendi conto che hai solo voglia di urlare. Di urlare più forte di tutti. Perché ne hai le palle piene e nessuno di quei mentecatti con lo scranno in Parlamento ha il buon gusto di dire due parole di circostanza.

sabato 22 agosto 2009

CSI alla cronaca italiana fa una pippa...

Episodio 1: Modica. Uccide il padre a sprangate. Movente: i soldi del Gratta&Vinci.
Episodio 2: Roma. Spinge l'amica sotto la metropolitana. 67 anni lei, 63 la sua vittima.
Episodio 3: Firenze. Donna ferita mentre transitava in scooter. Corpo del reato: il cavallo degli scacchi.

Marina Rei vs. Carmen Consoli (ed entrambe vs. il Dottore)

Marina Rei - IL ROVESCIO DELLA CURA (2009)
(testi e musica di Marina Rei e Filippo Gatti)



Sembravi davvero come avevo immaginato
Lo sembravi davvero
Finché non eri nudo e ti ho guardato
Come riempire il vuoto che non hai colmato
Smettiamo di rincorrerci
Mi spiace vederti affannato
Vorresti offrirmi da bere
Racconti trasgressioni per piacere
Ma poi quell’ascensore è troppo piccolo
Per quello che sai fare

Dottore, la tua visita è incompiuta
Dottore, la tua visita è incompiuta
Dottore, non hai la cura per me

Eravamo a letto in tre
Io, te e la tua brutta figura
Dimenticare in fretta è stata l’unica avventura
Mi sono accorta aspettando di essere toccata
Che eri solo un maestro della fuga
E la tua fuga, maestro, è stata rapida e stonata

Nei tuoi progetti non era previsto
Che io avessi in mente qualcosa di imprevisto



Carmen Consoli - STATO DI NECESSITÀ (2000)
(testo e musica di Carmen Consoli)



Sto affinando tattiche di seduzione sconosciutissime
Sono in preda alla più ingenua perversione: fatti corrompere
È lo stato di necessità
Euforia ormonale congenita
Questo è un caso di estrema emergenza

Saltami addosso, dottore, coraggio!
Divorami, straziami, studiami a fondo
Pronto soccorso, nessun imbarazzo
Tu saltami addosso, non aspetto altro

Sto assecondando un’istintiva inclinazione degna di mille Selen
Mi diverte importunare una belva che dorme, farmi addentare
È lo stato di necessità
Euforia ormonale congenita
Questo è un caso di estrema emergenza
Dionisiaca tendenza ad eccedere

martedì 18 agosto 2009

Il ricovero coatto è prossimo ed inevitabile

Ieri. Ore 9.30, davanti alla macchinetta del caffè.
Collega1 (per cui non ho ancora scelto uno pseudonimo): “Allora, che hai fatto questo weekend?”
Edgar: “Beh, ho passato la domenica a letto a leggere un libro a fumetti che ho trovato in libreria… Hai presente V[u] per Vendetta…?”
GiordanoMemphis (precedentemente citato come il NuovoCollega): “Vuoi dire V[i] per Vendetta…”
Edgar (con lo sguardo di sbieco a sottolineare quanto piacevole trovassi l'interruzione): “Sì esatto… Non avevo ancora visto il film e…”
GiordanoMemphis: “No no… Non V[u] per Vendetta, V[i] per Vendetta…”
Edgar: “…”
GiordanoMemphis: “…”
Edgar: “Fa differenza…?”
GiordanoMemphis: “Beh sì… la V si pronuncia V[i] per evitare fraintendimenti…”
Edgar: “Che c’è da fraintendere se dico V[u] invece che V[i]…?”
GiordanoMemphis: “Beh… la V[i] è la V per tutti; alcuni invece con V[u] intendono la W”
Edgar: “…”
GiordanoMemphis: “…”
Edgar (con l’occhio lievemente iniettato di sangue): “Se dico V[u] intendo la V. Se volessi intendere la W, direi DoppiaV[u]… A me non mi pare proprio possano esserci fraintendimenti…”
GiordanoMemphis: “A me non pare. Non a me non mi pare…”
Edgar (con entrambi gli occhi iniettati di sangue): “…”
GiordanoMemphis: “Non si dice…”
Edgar (con un accenno di schiuma alla bocca): “A me mi pare che qualcuno stasera voglia essere spinto fuori dall’auto in corsa in autostrada…”
GiordanoMemphis: “…”
Collega1: “Sì insomma… Da questo fumetto avrebbero tratto un film…?”

Ore 15.00, davanti allo schermo del PC.
Collega1: “Allora, cosa devo fare esattamente…?”
Edgar: “Niente di più facile: copi queste sei-sette righe da questa schermata, le incolli su una pagina di Word e poi suddividi il tutto su più righe, infilando un a capo dopo tutte le doppie punte…”
Collega1: “…”
Edgar: “Chiaro, no?”
Collega1: “Tutto chiaro fino a doppie punte…”
Edgar: “…?”
Collega1: “Doppie punte…!?”
Edgar: “Sì scusa, hai ragione… ehm… intendevo… mmh…
Collega1: “…?”
Edgar (con il dito sullo schermo): “Non mi ricordo. Com’è che si chiama esattamente questo segno grafico…?”
Collega1: “Due punti…”
Edgar: “Credo che sia ora di farmi un altro caffè…”

Insomma, tutta una giornata cosparsa di indizi di un lento e graduale decadimento psichico.
Ed ancora non sapevo che ieri sera sarei stato costretto a tre ore e passa di straordinari perché il caro GiordanoMemphis doveva a tutti i costi terminare e consegnare un lavoro assegnato, cosa che in realtà non gli è riuscita.
Figuriamoci: sono rientrato a casa alle 22.00, con ancora (almeno) la camicia per oggi da stirare ed ovviamente senza aver avuto la possibilità di fare un salto al supermarket a prendere (almeno) l’anti-zanzare che avevo terminato domenica sera. Una doccia veloce e poi sono andato a letto, addormentandomi in un nanosecondo, nonostante l’afa che ancora non dava tregua.
Stamattina mi sono alzato con un gorilla della savana che mi urlava dallo stomaco (ieri avevo cenato solo con una barretta ai cereali, consumata in fretta verso le 19.00 davanti alla macchinetta del caffé): saltare sulla bilancia e scoprire di aver perso un chilo tondo in ventiquattr’ore non ha cambiato il mio umore, purtroppo.
E così, mogio mogio, alle 8.08 scendo in strada: l’appuntamento con GiordanoMemphis, Collega1 e l’auto aziendale è alle 8.10, a pochi passi da casa mia.
Alle 8.20 ho già visto transitarmi davanti la metà buona dei miei colleghi in sede, ma dell’auto aziendale e del suo equipaggio ancora nessuna traccia. Alle 8.23 un laconico sms di GiordanoMemphis, custode dell’auto, che si scusa per il ritardo, punto. Alle 8.25 mi telefona Collega1, che ci tiene a farmi sapere che sta attendendo come me, davanti alla sede aziendale.
Alle 8.31 eccoli: l’auto sbuca dalla curva.
Salto su e ridendo e scherzando dico a GiordanoMemphis: “Spero tu abbia una ragionevole giustificazione…” e per ragionevole giustificazione mi sarebbe stato bene tutto: la sveglia che non ha suonato, lui che s’è scordato di caricarla, un incidente, un ingorgo, un improvviso malore della fidanzata convivente o un attacco diarroico dell’ultimo minuto; tutto quanto sia inaspettato, ineludibile ed indesiderabile.
GiordanoMemphis: “Non puoi immaginare che coda c’era stamattina dal tabaccaio per giocare la schedina del SuperEnalotto…”
Edgar: “Scusa...? Credo di non aver capito…”
GiordanoMemphis: “Una fila inimmaginabile dal tabaccaio, ma son riuscito…”
Edgar: “Aspetta aspe’… Ci hai lasciato venti minuti ad aspettare, ed ora siamo in ritardo perché dovevi giocare la schedina…?"
GiordanoMemphis: “Eh eh… se vinco ti do una quo…”
Edgar: “ …!?!”

domenica 16 agosto 2009

Odio l'estate

Non tutta, in blocco. No.
Ci sono un sacco di cose dell'estate che amo: i temporali estivi e il profumo dell'asfalto bagnato, i cieli azzurri e luminosi delle giornate di vento, il gelato alla frutta al posto della cena, le strade e le autostrade deserte nelle ore di punta feriali, i ragazzi con le infradito e le T-shirt corte che ogni tanto lasciano scoperto il ventre, l'idea (altamente ipotetica) di raggiungere una spiaggia e di riempirmi gli occhi e le narici con i riflessi e gli odori del mare.
Ma il resto, quello che c'è nel piatto aldilà del contorno, lo getterei volentieri nel cassonetto.
Agosto è il mese peggiore. Con l'afa e quella sensazione fastidiosa della maglietta umida che mi si appiccica alla pelle. Con le zanzare e quegli altri terribili insetti che senza ronzare mi colgono di sorpresa a cose fatte, con un bubbone nuovo ogni sera sui polpacci. Con le tante serate senza chiacchiere, gli amici in vacanza che mi lasciano a casa ad avere troppo tempo da spendere a riflettere.
Agosto è terribile. Tremendo. L'estate è al suo apice, ed io altro non voglio che termini al più presto. Altro non voglio che tornino settembre e l'autunno, che riprenda la routine che mi riempie le ore e la testa. Altro non voglio che passare oltre, sopra questo fiume di pensieri in fuga.

giovedì 13 agosto 2009

Giorgio & Franco, da YouTube con furore

Dopo averli visti esibirsi nella sigla de L'Ispettore Derrick, sono davvero diventato un loro grande fan.
Trovo irresistibile la loro reinterpretazione di TuttiBeautiful... (mi fa morire come la chiudono!)


Sensualissima questa versione de La Pantera Rosa...


Anche nel recitato se la cavano egregiamente...


Un'altra grande interpretazione...


Ma il meglio per il finale...

Se, come me, non riesce ad averne abbastanza, tutto il resto sul canale YouTube di Giorgio.

Valentina Giovagnini - Non piango più

domenica 9 agosto 2009

Mi chiamano Edgar, sono un blogger ed ho una dipendenza


...Dall'orzata.
Che non è una manovra nautica, ma uno sciroppo di acqua, zucchero e aromi.
Sono passato davanti a uno specchio pochi attimi fa: ed ormai ho la lingua irrimediabilmente di colore bianco.
E l'alito un po' troppo zuccherino.

Questione di opinioni

VATICANO: MONS. AMATO, EUROPA SENZA DIO PRODUCE EUTANASIA E MATRIMONI GAY
Citta' del Vaticano, 8 ago. - (Adnkronos) - "Nell'Europa contemporanea l'emancipazione da Dio e la negazione della sua legge produce comportamenti pratici biasimevoli'', fra questi la clonazione, la contraccezione, l'eutanasia, l'accettazione dei matrimoni gay e l'adozione da parte delle coppie omosessuali. E' quanto afferma monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi nella lezione tenuta ai docenti e agli studenti della University of Notre Dame nell'Indiana, Stati Uniti. Il testo e' stato pubblicato dall'Osservatore romano. La relazione dal titolo "Un'apostasia che inquieta l'Europa" fa il punto sul processo di scristianizzazione del vecchio continente e sull'importanza decisiva delle radici cristiane nella costruzione dell'identita' europea. (fonte)
Ognuno può pensare e dire quel che vuole.
A me, personalmente, non pare che l'Europa si stia scristianizzando. Piuttosto, si sta aprendo a culture e tradizioni diverse da una parte, mentre dall'altra si sta accorgendo quanto chiuso e retrogrado sia il cattolicesimo del Vaticano.
L'Europa forse si sta scattolicizzando. E sarebbe solo che un bene, dato che le alte sfere cattoliche predicano la mancanza di rispetto e l'assenza di compassione. Ammesso che Dio esista e che si sia messo in contatto con gli uomini mandando loro/noi Cristo, al giorno d'oggi Egli sarebbe in aperto contrasto con quanto predica il monsignore, che evidentemente passa molto più tempo a leggere gli scritti della sua setta, piuttosto che a tenersi in contatto ed a relazionarsi con le persone. E questo, signor Amato, è realmente quanto di più biasimevole un uomo di Dio possa fare.
Purtroppo, ahimé, maledizione!, l'Italia non sta seguendo l'esempio dell'Europa.

venerdì 7 agosto 2009

Travis - RE-OFFENDER



(music and lyrics by Fran Healy)

Keeping up appearances, keeping up with the Jones’
Fooling my selfish heart, going through the motions
But I’m fooling myself, I’m fooling myself


‘Cause you say you love me
And then you do it again, you do it again
And you say your sorry’s
And then you do it again, you do it again


Everybody thinks you’re well, everybody thinks I’m ill
Watching me fall apart, falling under your spell
But you’re fooling yourself, you’re fooling yourself


You do it again and again and again and again and again

martedì 4 agosto 2009

Diego

Diego Ribas da Cunha, classe 1985, nazionale brasiliano con passaporto italiano, è uno dei gioielli della campagna-acquisti 2009 della Juventus F.C.

In generale, non vado pazzo per i calciatori. E quei pochi che suscitano in me un qualche interesse visivo, generalmente perdono un sacco di punti quando cominciano a rilasciare troppe interviste (vedi Fabio Cannavaro e "Ringhio" Gattuso).

Trovo Diego decisamente un belvedere. Perciò cercherò con tutta la mia forza di evitare di leggere eventuali interviste. Ho una sola perplessità... il caschetto...


...che tuttavia acquisisce un suo perché quand'è bagnato o scompigliato dal vento...

Il fisico tutt'altro che segaligno poi lo rende praticamente perfetto ai miei occhi.

P.S. Non si nota mica tanto che in questo periodo ho l'ormone in subbuglio. Vero?

lunedì 3 agosto 2009

Ci vuole poco

Ho passato gran parte della pausa-pranzo a fissare il ragazzo alla cassa in pizzeria. Non (sol)tanto perché era un discreto belvedere, ma soprattutto perché avevo la convinzione di averlo già visto chissà dove, chissà quando.
Quando sono andato da lui a chiedergli di prepararci il conto, mi ha schiacciato l'occhiolino.
Sono rimasto talmente spiazzato che non sono sicuro di aver ricambiato almeno con un sorriso.
Non vorrei strizzasse l'occhiolino a chiunque, perché credo di essermi di già innamorato...

domenica 2 agosto 2009

Yehonathan - Just Another Summer


Volete sapere dove andrò a settembre? Ecco un piccolo (e molto fuorviante) indizio.

sabato 1 agosto 2009

Sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa...

...Io c'ho tutta un'orchestra in testa.
Non ho bisogno di accendere la radio, perché la mattina, appena sveglio, ho sempre qualche motivetto che mi gira per la testa. I vicini adoreranno il fatto di sentire la mia sgraziata voce cantare alle sette del mattino nella cassa di risonanza del mio grazioso bagno, che confina con la loro camera da letto. Ma io non posso farci niente, e loro ancora non hanno protestato.
Quello che mi devasta però è che da diverse settimane c'è un'unica canzone che mi suona in testa. Quando mi sveglio. Mentre mi rado. Per tutto il tempo che sto in bagno, mi lavo, mi asciugo e tutto il resto. A volte anche quando sono al lavoro, e di nuovo la sera quando rientro. Per qualche settimana ho assecondato e coltivato quest'ossessione, facendo suonare incessantemente il brano nell'autoradio, in modalità repeat (ma per fortuna ultimamente uso poco l'auto).
La canzone in questione è questa. E non è un caso che sia la terza volta in poche settimane che vi faccio riferimento nel blog.
Non capisco cos'è. Non capisco perché.
Non è semplicemente e banalmente che la trovo una bella canzone. Non è perché la canta la Rei, che ho sempre trovato un'artista particolare senza però mai seguirla in tutto il suo percorso musicale. E non è certo perché ricorda nel testo e nelle atmosfere diverse canzoni della Consoli.
Quel testo per me è ipnotico. Quasi catartico. Cantarlo in macchina o per casa è quasi come ripetermi un mantra.
Ma non capisco (o non voglio capire) davvero perché.
Sorrido mentre mi guardi. Marina lo sussurra con imbarazzo, mentre la Consoli, con un accento di disgusto, nel suo pezzo Puramente casuale, recitava Sorrido raramente soprattutto negli ultimi tempi [... perché ...] mi accorgo guardandoti di trovarti abbastanza spregevole.
Anche distante non ho mai smesso di portarti addosso, canta la Rei, mentre da qualche parte nella mia testa la voce di Carmen le fa eco con Porto ancora addosso il fumo delle tue parole, l'unica cosa che mi hai lasciato.
E poi, a tradimento, arriva quella frase: ho commesso lo sbaglio più grande lasciandoti andare via. La prima volta che ho ascoltato la canzone "per davvero" sono scoppiato in lacrime, cosa che, lo ammetto, a me riesce fin troppo facile. E per quei due o tre minuti ho pensato che quella frase mi appartenesse. Fosse il sunto, il sommo compendio degli ultimi anni.
Poi la ragione, graziaddio!, ha urlato un poco più forte della Rei, ammonendomi di non lasciarmi suggestionare ancora una volta. Ricordandomi in un flash di pochi istanti e di migliaia di fotogrammi quanto, invece, lasciarlo andare sia stato un toccasana, un passo indietro sull'orlo del baratro della follia dove entrambi, io e lui, danzavamo da troppo tempo.
Suggestione, suggestione! ha ripetuto la vocina della mia coscienza. O forse rimpianto, non per lui, ma per quello stato di incrollabile felicità in cui vivevo, nonostante le liti quotidiane con lui, la monotonia dei suoi atteggiamenti, i problemi che avevo in famiglia, una cerchia di amici ipocriti che ci tifavano contro e che alla fine hanno vinto perdendoci entrambi.
Ero pieno di guai ma ero felice. La mia felicità dipendeva da lui, ma ancor più dall'amore che riempiva il mio cuore ed i miei giorni. Ora tutto pare risolto, ogni problema archiviato, ma manca qualcosa. Forse questa canzone serve solo a colmare quel vuoto. In attesa di...